Potresti avere vulvodinia se:

  • hai bruciore o prurito alla vulva
  • hai una sensazione di scarica elettrica vulvare
  • hai dolore ai rapporti
  • hai rossore alla vulva
  • hai sensibilità o dolore al clitoride
  • hai fatto numerose visite e ti hanno detto che non hai nulla (tutto nella tua testa)
 

Vulvodinia è caratterizzata da un disturbo o bruciore vulvare in assenza di patologie visibili o clinicamente rilevabili. Gli esami batteriologici risultano negativi, alla vista non si apprezzano alterazioni, ma la donna sta male.  I sintomi riportati sono bruciore intimo, sensazione di spilli,  irritazione, prurito, sensazione di gonfiore e arrossamento nella vulva. Il dolore in una prima fase della malattia può essere provocato  dai rapporti sessuali, visite ginecologiche, dall’attività fisica. In una fase più avanzata può diventare costante o intermittente, tendendo a peggiorare nelle fasi precedenti il ciclo mestruale.
Nella maggior parte dei casi la vulva ha un aspetto normale e i test risultano negativi. Sovente a causa di questo le donne effettuano molteplici visite, consultando diversi professionisti prima di giungere alla diagnosi.
Il dolore vulvare è di tipo neuropatico, ovvero è il sistema nervoso ad essere infiammato.  sebbene la vulva “stia bene” e non abbia alterazioni, trasmette erroneamente il segnale del dolore anche in assenza di un danno.  Il dolore provoca  contrazione dei muscoli della zona genitale (pavimento pelvico) provocando ipertono dell’area, che causa a sua volta dolore e alimenta la patologia neurologica

 

Come si cura il dolore vulvare?

L’approccio terapeutico che propongo è multimodale e personalizzato, con principi che agiscono su vari fronti.

Nel corso del primo appuntamento si individua il percorso più adatto al tuo caso; le sedute avranno successivamente cadenza settimanale.

La terapia include manipolazioni, esercizi terapeutici, la discussione delle misure igienico comportamentali e in casi selezionati l’utilizzo del biofeedback e dell’elettrostimolazione con funzione antalgica. L’obiettivo del trattamento consiste nel normalizzare il tono muscolare e aumentare l’elasticità dei tessuti, desensibilizzare l’area vestibolare consigliando anche opportuni prodotti naturali.

Nel corso delle prime sedute ti spiegherò la relazione esistente tra i tuoi sintomi e la componente muscolare del pavimento pelvico, e insieme eseguiremo degli esercizi di respirazione e Kegel reverse che favoriscono il rilassamento muscolare.

Per la terapia manuale utilizzo il metodo Standford per trattare i trigger e i trigger e i tender point, desensibilizzare l’area dolente e massaggio di Thiele. Ti insegnerò l’automassaggio, tecnica che dovrai praticare con regolarità a casa.

In alcuni casi potrei inserire nel percorso terapeutico l’utilizzo del biofeedback elettromiografico, tecnica assolutamente indolore che permette di vedere sul monitor di un computer l’azione muscolare del tuo pavimento pelvico, per aiutarti ad imparare a controllare la muscolatura pelvica, riducendo progressivamente l’ipertono.

In casi selezionati al termine della seduta potrà essere applicata elettrostimolazione TENS, allo scopo di ridurre il dolore e stimolare la produzione di sostanze endogene a scopo analgesico o elettrostimolazione a scopo miorilassante.

Il trattamento multidisciplinare del dolore vulvare potrà prevedere l’utilizzo di farmaci o sedute sessuologiche. Nel caso si rendano necessari questi interventi verrai indirizzata da professionisti di fiducia con i quali c’è collaborazione e dialogo.

Nella sede di Torino è presente un osteopata e vengono tenuti dei corsi di Hatha Yoga. In alcuni casi potrò consigliarti di usufruire di questi servizi.

 

Prenota una visita
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Per approfondire... cos’è la vulvodinia

L’International Society for The Study of Vulvar Disease descrive la vulvodinia come ”dolore vulvare, spesso descritto come dolore urente, in assenza di rilevanti reperti all’ispezione vulvare, o patologia neurologica specifica rilevabile clinicamente.

Le donne lamentano delle sensazioni di bruciore, dolore, fastidio e disagio vulvare e questo dolore ha un forte impatto sulla qualità di vita, sulla salute sessuale e sul benessere psicologico.

Vulvodinia è una diagnosi di esclusione: alle donne con dolore vulvare, in cui non è riconosciuta una patologia infettiva, infiammatoria, neoplastica o neurologica, si diagnostica vulvodinia. Si utilizza lo swab-test, che consiste nell’esercitare con un bastoncino cotonato una gentile pressione sul vestibolo, che può provocare disagio o dolore severo nella paziente.

Il dolore ha origine da una sensibilizzazione del sistema nervoso periferico e centrale, sviluppato a seguito di un evento scatenante, che può essere di natura psichica o fisica.  

Tra i fattori scatenanti ricordiamo: precedenti infezioni vaginali, candidosi ricorrenti, parto con lacerazioni o episiotomia, lesioni o irritazioni ai nervi che circondano la regione vulvare, allergie o ipersensibilità localizzata della pelle e sbalzi ormonali.   Abusi sessuali e traumi involontari possono rappresentare fattori di rischio per lo sviluppo di dolore vulvare, ma nella maggior parte dei casi non sono da considerarsi  cause specifiche.

 

Pubblicazioni

Alessandra Marchi, Trattamento riabilitativo combinato nella vestibolodinia provocata: dati preliminari. Dagli atti del Congresso Nazionale S.I.I.V. Società Italiana Interdisciplinare di Vulvologia 2014.

Alessandra Marchi, La vulvodinia dal punto di vista riabilitativo.